Per il conflitto, la CRI mobilitò anche un'ambulanza fluviale.

Il primo esperimento risaliva agli inizi degli anni Novanta dell'800, precisamente nel 1891 quando furono predisposti le attrezzature e gli arredi per allestire il primo Convoglio Ambulanza Fluviale  - potremmo anche definirla lacuale visto che operò sul Lago Maggiore, con base a Verbano. Prese il nome di "Brunetta d’Ussaux", poiché fu concepita e progettata dal Conte Eugenio Brunetta d’Usseaux, che allestì tre battelli alberati. 

L'anno successivo, 1892, fu allestita la prima vera ambulanza fluviale assunse la denominazione "Alfonso Litta".
Fu costituita a Pallanza, con magazzino ad Arona, su proposta e disegno del Comitato Centrale, grazie alla generosa elargizione della duchessa Litta Visconti Arese che volle così ricordare il figlio Alfonso Litta, deceduto mentre prestava servizio militare.

Prima della Grande guerra, l'ambulanza fluviale prestava assistenza alle comunità che risiedevano lungo il corso del Po e i suoi affluenti, lontane dai presidi medici cittadini anche a causa della scarsità di strade e ferrovie. L'ospedale galleggiante fu inaugurato il 22 giugno 1898, alla Darsena milanese, da dove partì il successivo giorno 30 per il suo primo viaggio, lungo il naviglio pavese, per raggiungere Chioggia e quindi Venezia il 10 luglio.

La "Litta" era composta inizialmente da 4 chiatte a fondo piatto, lunghe 14 metri e larghe 4, di cui una destinata al personale direttivo, alla farmacia, alla camera di medicazione ed alla cucina e le altra quattro ad infermerie con 46 barelle e 10 posti a sedere per ciascuno. Il convoglio era trainato da uno o più rimorchiatori a vapore, ma potevano essere trainate, ciascuna, da due cavalli, che si muovevano sulle mulattiere all’uopo predisposte sugli argini di tutti i canali navigabili dell’alta Italia. Tre lance a remi di servizio assicuravano i collegamenti tra i natanti quando il convoglio era in navigazione. L’organico comprendeva 1 commissario, 1 contabile, 2 impiegati, 4 medici, 1 cappellano, 1 farmacista, 1 cuoco, 10 sottufficiali, 24 infermieri, 6 inservienti e 2 carpentieri, più 25 canottieri addetti al governo delle imbarcazioni.

Tra il personale delle ambulanze fluviali, prima volontario poi già sotto le armi (dopo la sospensione degli arruolamenti volontari) si ricordano i membri delle società canottieri, utili per la loro conoscenza riguardo alla navigabilità dei vari affluenti del Po e di altre realtà fluviali interessate da queste particolari unità di soccorso.

L’ambulanza fluviale non era allestita solo su chiatte fluviali, infatti furono utilizzati anche battelli tipo bragozzo d’altura o trabaccolo da trasporto, imbarcazioni con chiglia, in uso sul mare Adriatico. Questi battelli, delle stesse dimensioni delle chiatte, erano dotati di due alberi attrezzabili con vele latine per cui erano potenzialmente in grado di navigare a differenza dei natanti di stampo fluviale.

L’ambulanza fluviale funzionò durante il conflitto dal luglio al 26 settembre 1915 poiché l’approssimarsi della stagione delle nebbie, le difficoltà di riscaldamento dei barconi nel periodo invernale e altre necessità logistiche determinò la sospensione dell’attività di soccorso.

 

Altra particolare attività della CRI era stata la mobilitazione fin dal 26 maggio 1915 dell’ambulanza lagunare "Città di Venezia". Infatti, a istituirla fu il Comitato Regionale CRI di Venezia dopo aver preso accordi con il Comando in Capo della Piazza marittima del capoluogo veneto. Questa unità costituita da un convoglio di 3 peote (barconi), ognuna dotata di 18 barelle e trainata da uno o più motoscafi trasportava, oltre ai 54 barellati, fino ad un massimo di 200 infermi seduti o in piedi. In laguna, a questa unità si affiancarono anche l’autoscafo "Regina Elena" ed alcuni battelli a vapore attrezzati.

 

ambulanza fluviale Alfonso Litta picc 

litta IlPiccolo 11luglio1898 

II ambulanza fluviale rit

 ambulanza fluviale 4