L’esercito italiano valutò l’importanza di disporre di apparecchiature radiologiche in prossimità della linea del fronte per gli interventi più urgenti fin dall’inizio del XX secolo. Fu il generale Ferrero di Cavallerleone a ideare un dispositivo mobile per la radiologia, la cui produzione fu commissionata alla ditta Balzarini di Milano. L’apparecchiatura “tipo Ferrero di Cavallerleone”, necessaria per impiantare un gabinetto radiologico da campo, era organizzata in sei casse trasportate a dorso di due muli e fu utilizzata nel corso della guerra italo-turca del 1911 e nella successiva “guerra balcanica”.

Impianto radiologico ferrero Museo Rovereto foto di Niccolò Caranti

balzariniCon lo scoppio del primo conflitto mondiale, nell’ambiente militare si aprì il dibattito sulla necessità di affiancare a questa strumentazione mobile delle vere e proprie ambulanze radiologiche istituendo una speciale commissione per l’allestimento delle stesse, sull’esperienza già promossa, ad esempio, dall’esercito francese dove erano in uso le c.d. “Petites Curie”, ovvero le vetture radiologiche allestite personalmente da Marie Curie (Premio Nobel per la Fisica nel 1903 e per la Chimica nel 1911), grazie anche al prezioso contributo del “Patronage National des Blessée”, il patronato nazionale dei feriti di guerra.
La soluzione fu l’adozione di 10 ambulanze radiologiche militari equipaggiate secondo le indicazioni del radiologo e ufficiale medico, Felice Perussia, non difformi da quelle progettate dallo stesso per la Croce Rossa Italiana.
L’impianto diagnostico mobile consisteva in un alternatore collegato da una cinghia al motore dell’auto, che generava una corrente a 135 V e 15 A, sufficiente per avere una scintilla costante e calibrata; il tubo era quello di Crookes, ma del tipo focus, quindi notevolmente più potente.
Il veicolo (a benzina) era fornito dalla Fiat (mod. 515 ter) ed era grande a sufficienza per ospitare uno studio radiologico parallelo alla lunghezza del mezzo schermato dalla luce con lunghe tendine nere.
L’allestimento e l’apparecchiatura furono forniti dalla stessa ditta Balzarini che aveva prodotto (e continuava a produrre) l’attrezzatura Ferrero e le ambulanze radiologiche per la CRI.
OPERATORE RAGGI X

 

Per la localizzazione dei corpi estranei nei feriti, la citata commissione adottò il metodo usato dal Prof. Francesco Ghilarducci nell'Istituto di Elettroterapia e Radiologia della Regia Università di Roma. L’accademico si arruolò volontario e partecipò attivamente alle operazioni, guidando personalmente la 1a ambulanza radiologica, organizzata a Roma dal VI Genio per ordine del Ministero.
Questa ambulanza, nella quale prestava servizio anche il dott. Milani, operò dapprima a Caporetto, successivamente a Senico, quindi a Capriva. Dal 26 ottobre 1917, giorno della ritirata, l'ambulanza sostò in successione a Pordenone, Saletto, Lancenigo e Mandria, finché il 9 dicembre fu posta a disposizione della 3a Armata con residenza a Cittadella, dove riprese la sua attività.
L'ambulanza era entrata in funzione il 15 agosto 1915 e lavorò in modo ininterrotto fino al 25 ottobre 1917, salvo una pausa di 10 giorni impiegati in riparazioni allo strumentario, che fu rovesciato da un violentissimo uragano in montagna, mentre gli apparecchi erano disposti in una baracca per la funzione.

All’inizio del 1917, il capitano medico Lorenzo Coleschi, della Regia Clinica Medica di Roma, descrisse così i suoi sei mesi di lavoro e quattromila chilometri a bordo della 1a ambulanza radiologica del Regio Esercito: “In un periodo di gran lavoro ho potuto una volta, in un solo pomeriggio, eseguire 29 esami complessivamente in 6 ospedali disposti sopra un percorso di circa 50 km”, su un automezzo che “può sviluppare su strade piane una velocità media di km 40 all’ora, con un massimo di velocità orario di km 50”...“arrampicandosi (è la vera parola) talvolta per strade ripidissime e ineguali, dove a prima vista pareva quasi che un automobile non potesse passare”.

DISTINTIVO OPERATORE RAGGI XCome accennato, gli stessi medici radiologi spesso si ponevano alla guida delle ambulanze, mentre il personale addetto aveva seguito un corso di specializzazione in reparti ad hoc nelle retrovie diretti da radiologi professionali esperti. I militari addetti alle apparecchiature erano individuati da particolari distintivi cuciti sulla manica sinistra costituiti da un tubo di Crookes (di color argento per la truppa e d'oro per gli ufficiali, entrambi con i ricami interni di colore nero) che sormonta una grande X ricamata di colore rosso.

 

 

 

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