Il servizio sanitario militare in campagna (di guerra) aveva il compito di:
• disporre dei provvedimenti di igiene e profilassi per conservare la salute delle truppe ed impedire la manifestazione e la diffusione di epidemie;
• provvedere alla raccolta, al primo soccorso, allo sgombero, al ricovero, alla cura e al recupero dei malati, dei feriti e dei gassati;
• provvedere al riconoscimento dei morti, alla sorveglianza della tumulazione e al risanamento del campo di battaglia;
• provvedere al rifornimento e al recupero del materiale sanitario.

La sanità militare era rappresentata in seno allo Stato Maggiore del Comando Supremo da un Ispettore capo e presso l’Intendenza Generale dell’Esercito da un medico ispettore, entrambi con il grado di generale.
Nelle gerarchie inferiori di armata, corpo d’armata e divisione, la sanità militare aveva rispettivamente due organi direttivi, la direzione di sanità d’armata (retta da un direttore con il grado di generale o colonnello) e la direzione di sanità di corpo d’armata (retta da un direttore con il grado di colonnello o tenente colonnello) e un organo esecutivo, l’ufficio di sanità divisionale (retto di solito da un maggiore quale capo ufficio).

Questi tre organi di governo, entro i limiti della propria competenza territoriale e funzionale, avevano il compito di gestire il funzionamento di tutte le unità sanitarie a loro assegnate: dalla cura e medicazione di feriti e malati, allo sgombero e all’impianto degli stabilimenti sanitari, dal rifornimento di materiali e strumenti medici, dall’assegnazione di personale e dotazioni agli stabilimenti sanitari.
Gli ufficiali medici dei corpi mobilitati dipendevano dai comandanti dei reparti ai quali erano assegnati, a esclusione della parte tecnica rimanendo sottordine all’ufficio di sanità divisionale o alla direzione di sanità del corpo d’armata.

L’ordine di mobilitazione del maggio 1915 chiamò alle armi tutti i medici aventi obblighi di leva fino alla classe 1876 inclusa, poi estese nell’aprile 1916 anche alle classi dalla 1870 alla 1875 e ai riformati delle classi 1874, 1876, 1877, 1878, 1881 e 1884.

Aula magna dell'Università CastrensePer far fronte alle necessità sanitarie in prima linea che si erano venute a creare con il protrarsi del conflitto, il 9 gennaio del 1916 fu istituita una Scuola medica da campo, più nota con il nome di Università Castrense, a San Giorgio di Nogaro, nelle retrovie della III Armata. Per effetto dei dd.ll. n° 38 e n° 1678, in questa località del basso Friuli, dal 13 febbraio 1916 al 31 marzo del 1917 si svolsero corsi accelerati di medicina e chirurgia per oltre mille studenti aspiranti medici del V e VI anno accademico che furono sottratti temporaneamente ai Corpi d'armata per il proseguimento degli studi ed il conseguimento della laurea.

Diretta dal clinico-chirurgo, ten. col. della CRI, Giuseppe Tusini, questa straordinaria Istituzione didattica si contraddistinse non solo per la presenza di ottimi docenti universitari militarizzati, che provenivano da tutte le Facoltà del Regno, ma anche per l'ampia casistica scientifica di cui era dotata, e per gli eccellenti risultati che riuscì ad ottenere nella formazione metodologica e professionale degli studenti. A frequentare questo Campus universitario furono complessivamente 1.187 aspiranti ufficiali medici (nuovo grado dell'Esercito), 467 il numero dei laureandi, 150 gli allievi che perirono al fronte nel compimento del proprio dovere.

Al termine della guerra, vi erano 874 ufficiali medici in servizio permanente effettivo e ben 16.884 delle altre categorie inviate poi in congedo.