Il 4 febbraio 1918, la Direzione Generale di Sanità Militare emise la circolare n. 115024 diretta alle Direzioni di sanità territoriali con incarico di costituire dei nuclei chirurgici, allo scopo di rendere l'assistenza chirurgica alla fronte quanto più possibile sollecita e completa, inviando queste "équipes" specializzate in chirurgia dagli ospedali territoriali a quelli operanti in zona di guerra, di norma per un periodo massimo che andava dai 20 ai 30 giorni.

Ogni nucleo chirurgico doveva essere composto da un chirurgo operatore, di provata profesionalità, da un chirurgo assistente e da un aiutante di sanità, possibilmente già "affiatati" per poter contare sull'immediata entrata in funzione, al massimo entro le 24 ore dall'avviso telegrafico. La successiva circolare n. 115234 del 24 aprile 1918 aumentava l'organico del nucleo chirurgico da 3 a 5 elementi portando a due unità i chirurghi assistenti e gli aiutanti di sanità, possibilmente designati dal capo nucleo, in alternativa sarebbe stato compito della Direzione di sanità.

Di seguito un breve cenno sull'operato dei nuclei chirurgici fin qui censiti:

Nucleo chirurgico n. 1

Il nucleo chirurgico n. 1, diretto dal maggiore medico prof. Nicola Leotta, iniziò la sua attività nel giugno 1918 presso l'ospedale da campo n. 0168 di stanza a Camposampiero, in provincia di Padova, che era accantonato su più edifici: Villa Pugnalin, l'Albergo Croce d'oro, le scuole Loreggia e Santa Giustina in Colle. Per il servizio del nucleo chirurgico fu trasformata una delle corsie in sala operatoria con 5 lettini.

L'ospedale n. 0168 non disponeva di propri servizi radiologici, prima contando sull'ambulanza radiologica n. 8 della Croce Rossa (capitano medico Pampiglione), quindi sull'ambulanza radiologica d'armata del prof. Ghilarducci.

Il nucleo chirurgico n. 1 fu invitato il 15 ottobre ad effettuare un secondo periodo, questa volta in Francia, alle dipendenze della direzione di sanità del corpo di spedizione italiano di stanza a Mesgrigny. In quella sede vi era la grande ambulanza francese X/XI dove erano ospitati anche due ospedali da campo italiani, lo 033 e lo 0174.

Il nucleo fu assegnato al reparto chirurgico dell'ospedale n. 033, contando sull'unità sanitaria francese per gli esami batteriologici e radiologici, essenziali per le operazioni ai feriti italiani e francesi. Giunto l'armistizio dell'11 novembre tra Francia e Garmania, il nucleo terminò il proprio lavoro, rientrando in patria il successivo 25, quando si sciolse definitivamente.

Il nucleo chirurgico n. 1 era composto, altresì, dal capitano medico dott. Salvatore Marino e dal sottotenente medico dott. Ennio Grossi.

Nucleo chirurgico n. 2

Il nucleo chirurgico n. 2, diretto dal maggiore medico prof. Aristide Mattoli, prestò la sua attività dal 4 giugno al 4 luglio 1918 presso l'ospedale da campo n. 057 di stanza nella Villa Reale di Strà. Il prof. Mattoli prestò la propria opera sporadicamente anche all'ospedale da campo n. 068 a Pianiga, nella Villa Avogadro.

Il direttore del nucleo chiese e ottenne, dal colonnello medico direttore di sanità della III Armata, che il reparto chirurgico fosse inviato in zona più avanzata, così fu trasferito il 14 giugno all'ospedale da campo n. 240 a Mestre presso la sezione inferiore di Villa Elena, nei locali dell'ospedale di tappa.

Coadiuvarono il capo-nucleo, i tenenti medici A. Fusilli e A. Caucci e l'infermiera T. Picchio. 

La relazione del prof. Mattoli sull'opera svolta dà un'indicazione precisa di quale fosse la qualità e quantità del materiale di dotazione, imballato in 6 colli non voluminosi e portabili a mano, che comprendeva: 30 vesti ed altrettante maschere da operazione; 18 paia di guanti di gomma; 100 lenzuoletti da isolamento; 600 compresse cucite di garza; 200 lunghette cucite di garza; 1000 fiale di soluzione novocainica per anestesia spinale; catgut sterilizzato; seta sterilizzata; filo di bronzo alluminato; maglie di Michel; 8 rasoi; 24 pinze emostatiche Kocher; trapano di Doyen; perforatore Collin; fili-sega del Gigli; aghi cannula per rachicentesi; 12 bisturi; aghi per sutura; tubi-drenaggio; spazzolini per unghie.

Nucleo chirurgico n. 3

Il nucleo chirurgico n. 3, diretto dal maggiore medico prof. Raffaele Janni, prestò la sua attività dal 16 giugno al 16 luglio 1918 presso l'ospedale da campo n. 145 di stanza nella Valle dei Signori, nella zona del Monte Pasubio, da dove giungevano i feriti. Coadiuvarono il capo-nucleo, i dottori Antonio Conte ed Ernesto Pappacena, capitani medici.

L'ospedaletto n. 145 poteva contare per la sterilizzazione del materiale operativo e da medicazione su un autoclave Chamberland ed una stufa Giannoli. Era servito dall'auto-ambulanza radiologica della città di Milano, diretta dal maggiore medico prof. Mellis, che stanziava a Schio, distante circa 20 minuti.

Nucleo chirurgico n. 4

Il nucleo chirurgico n. 4, diretto dal maggiore medico prof. Deodato De Carli, iniziò la sua attività il 19 giugno 1918 presso l'ospedale da campo n. 0157 di stanza a Castel Godego, prendendo in consegna il 3° reparto chirurgia, dove operò circa 300 feriti. Coadiuvarono il capo-nucleo, il maggiore medico Piero d'Alessandria e il capitano medico dott. Valerio Artom di Sant'Agnese.

Nucleo chirurgico n. 5

Il nucleo chirurgico n. 5, diretto dal maggiore medico prof. Raffaele Minervini, si costituì presso l'ospedale militare di riserva "Vittorio Emanuele" di Napoli. Ricevuto l'ordine di mobilitazione il 16 ottobre 1918, raggiunse la direzione di sanità di Vicenza il successivo 19, quando fu destinato all'ospedale da campo n. 020 a Cittadella, diretto dal Ten. Col. medico Bernardi. Il nucleo fu assegnato al II reparto chirurgico dell'ospedale, allocato al pianterreno dell'edificio scolastico cittadino, dove entrò in funzione il 23 dello stesso mese.

Con il sopraggiungere dell'armistizio, scemò l'arrivo dei feriti che fece terminare anzitempo il servizio alla fronte del nucleo, che ripartì il 12 novembre.

Il nucleo chirurgico n. 5 era composto, altresì, dai capitani medici dott. Luigi Cicerale e dott. Tommaso Scaramellino, dal sergente di sanità Francesco Recchia e dal caporale aiutante di sanità Giuseppe Gallucci.