Gli ospedali militari di tappa, impiantati a cura delle direzioni delle tappe, d'accordo con quelle di sanità d'armata, rappresentavano strutture "di passaggio" per i feriti che necessitavano una lunga degenza. Il trasferimento dei feriti presso questi ospedali, di norma, avveniva con autocarri o con i treni ospedali poiché si trovavano distanti dal fronte lungo la cd. "linea di tappa o di sgombero", ovvero lungo la direttrice logistica per i servizi alla fronte, di solito in centri di una certa importanza, soprattutto per le infrastrutture dei trasporti e delle comunicazioni. Nel 1917, si contavano 27 ospedali di tappa.

Da queste unità sanitarie, i malati, i feriti e i convalescenti venivano poi inviati ad altre strutture come gli ospedali militari di riserva o civili, in zona di guerra ovvero all’interno del Paese.

Una volta raggiunta la guarigione, i soldati dovevano sostenere una visità di idoneità presso il proprio distretto di riferimento e, se fatti idonei al servizio di guerra, rientravano nuovamente nei ranghi delle truppe combattenti, prima con l'assegnazione ad un deposito quindi ad un reparto al fronte, non necessariamente lo stesso da quello da cui provenivano prima del ferimento.