Treno attrezzato

Lo sgombero dei malati e dei feriti leggeri dagli stabilimenti di sanità della zona di guerra verso l’interno avveniva anche per via ferroviaria con i cosiddetti treni attrezzati (durante il conflitto furono in numero di 47).

La geografia del Paese e le crescenti necessità dettero impulso al rapido e regolare sviluppo e funzionalità di questo sistema. Le direzioni di sanità d’armata richiedevano ai delegati dei trasporti presso le armate stesse lo sgombero dei malati e feriti dagli ospedali di prima linea a quelli di riserva a loro assegnati nel territorio dell’armata.
Poi, da questi stabilimenti sanitari a quelli territoriali del Paese, l’armata interessava l’Intendenza Generale, la quale regolava lo smistamento a seconda della disponibilità di posti letto che venivano segnalate dalle direzioni territoriali di sanità ogni tre giorni.

In un secondo momento, per il miglioramento del sistema, gli ospedali di riserva situati nell’Italia settentrionale furono assegnati alle varie Intendenze d’armata affinché potessero effettuare i trasporti dalle varie unità sanitarie della zona di guerra dipendenti, a mezzo di treni attrezzati a loro diretta disposizione.

All’Intendenza Generale rimasero in carico gli ospedali di riserva decentrati nelle zone meridionali e insulari del Paese per lo sgombero dei feriti e malati con i treni sanitari che effettuavano un trasporto a catena tra successori luoghi di cura che permetteva la massima utilizzazione di tutti gli stabilimenti sanitari nella Penisola, non imponendo ad un singolo treno percorrenza lunghe, estenuanti ed antieconomiche.

La spesa sostenuta per ogni infermo viaggiante assommava a L. 20 treno-kilometro a prescindere dalla capienza del treno stesso.

I treni attrezzati utilizzati durante la Grande guerra erano di diversa specie:
1. treni attrezzati con carri F. (chiusi) – in numero di 18, erano costituiti da carri F. per trasporto merci, di cui 10 attrezzati per 12 barelle e 10 sistemati per 18 barelle, con una capacità totale di 300 posti. Questi treni, assolutamente carenti dal punto di vista igienico, erano utilizzati soltanto per il trasporto a brevi distanze di infermi e feriti leggeri;
2. treni attrezzati con carrozze a carrello – ne furono allestite 14. Alcune vetture erano attrezzate per 22 barelle con un complessivo trasporto di 300 uomini, ma con il vantaggio che le carrozze erano intercomunicanti tra loro;
3. treni attrezzati con carrozze C.T., tipo ex R.A. (Rete Adriatica) – ne furono preparati 10. Le carrozze contenevano ciascuna 18 barelle, con una capacità complessiva di 360 unità;
4. treni attrezzati con carrozze a carrello, tipo 1916-1907-1910 – erano formati da 6 carrozze con 32 barelle, alle quali era aggiunto un carro per il trasporto dei malati infettivi (12 barelle) ed una carrozza per infermi che potevano viaggiare seduti. La capacità totale del treno era di 284 malati e feriti di cui 48 seduti e 236 in barella.

Tutti questi treni attrezzati avevano un carro di scorta destinato a camera di medicazione e di pronto soccorso e un carro cucina per il vitto degli infermi.
Il personale di ciascun treno era costituito da 4 ufficiali medici, di cui uno capitano direttore, da 2 sottufficiali e 40 uomini di truppa.

Treni provvisori o vuoti di ritorno

Questi treni furono adottati soltanto all’inizio delle operazioni, quando erano ancora limitati i treni attrezzati e servirono esclusivamente allo sgombero dei feriti o malati leggeri che potevano viaggiare seduti.

Il materiale ferroviario era costituito per lo più da treni vuoti di ritorno o promiscuo dal fronte, talora improvvisati con carrozze di 2ª e 3ª classe non intercomunicanti, che creavano disagi all’assistenza e al vitto per gli infermi.

Stazioni ferroviarie di disinfezione treni

I treni attrezzati, talvolta, potevano essere "veicolo" di trasmissione di malattie epidemiche ed infettive, soprattutto trasmissibili per via aerea e\o contatto. Ad un'attenta profilassi sulle persone e sull'utilizzo degli spazi delle vetture, presto si aggiunse il progetto più logico e completo con l'utilizzo degli stabilimenti di disinfezione per il materiale ferroviario e di arredamento dei treni, tra l'altro già previsti e in uso per i treni oridinari, come ci ricorda il volume "Costruzione ed Esercizio delle Strade Ferrate e delle Tramvie" che già nell'edizione 1887 pubblica uno schema delle stazioni ferroviarie di disinfezione.

A Milano, ad esempio, fu utilizzato lo scalo merci di Porta Volta in via Farini, dove i treni - anche due affiancati - da sottoporre a disinfezione venivano fatti sostare sotto una tettoia lunga circa 250 metri e larga 20. I binari erano posati su una piattaforma cementizia inclinata per la raccolta e smaltimento dei liquidi di lavatura. Il lavaggio (e anche il rifornimento di acqua potabile al treno) era permesso grazie a quattro bocche d'idrante, poste a metà tettoia.

I materiali di arredo (lenzuola, coperte, ecc.) del treno venivano disinfettati nell'edificio adiacente la tettoia che era suddiviso in tre reparti: infetto, neutro, puro. I reparti infetto e puro erano separati da un muro divisorio attraversato da due apparecchi di disinfezione. L'ingresso ai due reparti era separato: dal cortile "infetto" per l'omonimo reparto, i cui attrezzamenti erano evidenziati da una striscia di vernice rossa per evitare commistioni, e dove veniva fatta la cernita degli oggetti a seconda del tipo di disinfezione; il reparto "puro", dall'omonimo cortile, accessibile da tre porte sulla facciata dell'edificio, dove venivano fatti sostare i carri "puliti" e accatastati i corredi disinfettati, nello stesso ambito trovava spazio un magazzino per il materiale lettereccio di scorta.

La richiesta di disinfezione del treno doveva essere inoltrata durante il viaggio dal suo comandante al direttore dei trasporti dell'Intendenza Generale dell'Esercito e successivamente delle singole Armata per competenza territoriale. Mentre i treni contumaciali utilizzati per il rimpatrio dei prigionieri restituiti dovevano essere disinfettati necessariamente ogni volta a causa del trasporto di tubercolosi. Indicativamente, le operazioni di disinfezione doveva essere effettuate in un tempo non superiore alle 24 ore.

stazioni disinfezione rit