a cura di Francesco Strinati

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Nonno Giovanni 1001 CopiaGiovanni Strinati nacque a Fabriano, provincia di Ancona, il 29 giugno 1894, da Nazzareno Strinati, classe 1863 da Esanatoglia (MC), di professione operaio nelle cartiere Miliani e Bonafoni Angela. Rimase molto presto orfano, essendo morto il padre in un incendio sviluppatosi nella cartiera in cui lavorava nel 1911. Per poter studiare fu inviato in seminario dove conseguì la licenza liceale che gli permise di entrare a lavorare giovanissimo nella Procura di Fabriano come Aggiunto di 3ª Classe nel 1913, con “lo stipendio annuo di L. 1200”, cosa che gli dette modo di poter mantenere la madre e la sorella più giovane Maria.

La storia di Giovanni come militare del Regio Esercito la possiamo ricostruire in maniera piuttosto precisa dal foglio matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Ancona, ma ancor più precisamente da una specie di diario intitolato: “Appunti della vita militare” che mio padre trovò molti anni fa, quando morì mia nonna, e che tuttora conserva. In questo libriccino mio nonno Giovanni annotava in maniera sintetica, ma molto precisa, con la sua bella calligrafia minuta, che proietta immediatamente il lettore di oggi in un’epoca che non esiste più, tutte le vicissitudini della sua partecipazione alla Grande Guerra.

Dall’incrocio delle notizie ricavate da questi due documenti si riesce a desumere quanto segue:

Giovanni fu chiamato alla visita di leva il 16 novembre 1914.

Dal foglio matricolare veniamo a sapere che era alto 159 cm, aveva gli occhi celesti e i capelli castani. Alla visita fu dichiarato idoneo come soldato di leva di 3ª categoria, in quanto orfano di padre, e mandato in congedo illimitato.

Giovanni fu richiamato alle armi per mobilitazione il 22 maggio 1915, due giorni prima della dichiarazione di guerra all’Austria Ungheria e, in quanto appartenente alla 3ª categoria, fu destinato alla 7ª compagnia di Sanità presso l’Ospedale Militare di Ancona, importante piazzaforte marittima italiana in Adriatico. Da questo momento, come desumiamo dai meticolosi e precisissimi appunti che scriveva giorno per giorno nel suo diario, cominciò, per Giovanni, la routine del servizio nelle retrovie. Apprendiamo, infatti, come spesso fosse mandato in giro per i vari servizi in tutto il circondario di Ancona, trovandosi sovente per sua fortuna a passare per la natia Fabriano dove ebbe più volte occasione di rivedere la famiglia e la fidanzata, Maria Barteri. Altre volte sono la madre e Maria che lo andavano a trovare ad Ancona. Giovanni ebbe modo di assistere più volte a svariati bombardamenti aerei e navali, da parte delle forze austro ungariche, della piazzaforte di Ancona (nel diario sono riportati almeno tre episodi, il 24/05 e il 10/12 durante il 1915 e il 17/01 nel 1916). Quello del 24 Maggio fu il più importante: alcune navi austriache causarono, infatti, molti danni al porto e agli edifici civili e militari e uccisero 63 persone.

Nel frattempo fu sottoposto in più occasioni alle visite mediche per accertare la sua idoneità alle fatiche di guerra, subendo uno stillicidio di pareri opposti che lo dichiaravano alternativamente, e nel giro di poco tempo, ora abile ora inabile a prestare servizio al fronte, con criteri la cui coerenza si può solo immaginare.

Nel Febbraio del 1916, forse in ragione del fatto che era uno dei non tanti soldati in grado di leggere e scrivere, fu inviato in servizio presso il Ministero della Guerra, Direzione Generale dell’Aeronautica, a Roma. In questo incarico amministrativo rimase sino all’estate dello stesso anno, quando dopo l’ennesima visita fu dichiarato di nuovo idoneo alle fatiche di Guerra e rispedito ad Ancona. Qui, di nuovo in servizio presso l’Ospedale militare, fu sottoposto tra l’estate del 1916 e la primavera del 1917 come minimo ad altre cinque visite mediche che lo trovarono, al momento in maniera definitiva inabile alle fatiche di guerra. Continuò comunque il suo servizio in sanità così come continuavano i bombardamenti aerei di Ancona da parte degli aeroplani austriaci che nel Settembre del 1917 colpirono l’aerodromo di Jesi distruggendovi un dirigibile.

Continuavano altresì le sue brevi licenze a Fabriano così come le visite ad Ancona della madre e della fidanzata. Nell’Agosto del 1917, poiché da civile lavorava presso la Procura del Re a Fabriano, fu distaccato presso il Tribunale Militare di Ancona. Nel corso dei mesi di Novembre e Dicembre del ’17 fu anche testimone diretto di ripetute scosse di terremoto, alcune delle quali di forte intensità, che colpirono Ancona e le Marche, come riportato nel suo diario.

Giovanni alla fine, dopo Caporetto e la battaglia di arresto, dichiarato definitivamente idoneo alle fatiche di guerra fu mobilitato per il fronte il 16 gennaio 1918 e partì il giorno seguente in direzione Bassano Veneto (oggi Bassano del Grappa) a disposizione della Direzione di Sanità del VI° Corpo d’Armata. Giunto in Veneto venne destinato al 308° Ospedaletto da Campo accantonato fuori dalle mura di Bassano presso la Villa Gasparotto ,in precedenza sede di un collegio maschile.

Il periodo seguente, secondo le poche notizie riportate nel suo diario, è tutto un susseguirsi di cannoneggiamenti e bombardamenti aerei nemici. Possiamo solo provare a immaginare, senza probabilmente riuscire a comprendere fino in fondo, qual era lo “spettacolo” che si offriva agli occhi di chi lavorava in un ospedaletto da campo. Giovanni si trovò, infatti, a lavorare nelle immediate retrovie del fronte del Grappa, arrivando al 308° Ospedaletto da campo nel Gennaio 1918 poco tempo dopo la fine della cosiddetta Battaglia di Arresto.

La primavera del 1918 passò in relativa calma anche se i combattimenti per correggere le linee difensive erano pressoché continui, impegnando ogni volta poche forze, ma sicuramente non erano meno sanguinosi.

A giugno gli Austriaci scatenarono quella che fu chiamata “Battaglia del Solstizio”, tentando di sfondare definitivamente le linee italiane sul Piave e sul Grappa.

Si può pertanto ragionevolmente presumere che in tutto il periodo in cui Giovanni prestò servizio a Bassano, nelle immediate retrovie del fronte del Grappa ebbe modo di fare delle esperienze terribili all’interno dell’Ospedaletto da campo cui affluivano costantemente i tantissimi feriti dalla prima linea.

A questo periodo (Gennaio-Luglio 1918) si riferisce probabilmente la foto che ritrae Giovanni (il secondo seduto da sinistra) insieme con alcuni commilitoni e ufficiali (un Maggiore, un Sottotenente e un altro ufficiale di cui non è possibile riconoscere il grado), tutti del Servizio Sanitario, come si evince dai fregi sui berretti. Da notare che Giovanni nella foto porta a tracolla quella che sembrerebbe una cassetta da campo contenente verosimilmente materiale sanitario.

Alla metà di Luglio del 1918, durante quello che fu il periodo di riorganizzazione e preparazione all’offensiva finale dell’esercito italiano, Giovanni fu quindi trasferito in fanteria, prima nel 2° battaglione d’istruzione della 4ª Armata e poi all’86° reggimento di marcia dell’Armata del Grappa per seguire il corso per allievi caporali (da cui possiamo dedurre che fosse stato promosso a tale grado). Da tale reparto nell’Ottobre successivo venne trasferito al 251° Reggimento della Brigata Massa e Carrara (3ª compagnia, I° battaglione), sul monte Pertica. Con tale reparto partecipò quindi all’offensiva finale che portò allo sfondamento delle linee austriache. Nel diario troviamo, infatti, in assenza di qualsiasi accenno alla fine delle ostilità, la notizia che l’11 Novembre a guerra conclusa, Giovanni si trovava al confine tra Cadore e Tirolo dove evidentemente era arrivato nel corso dell’offensiva finale.

Nel Dicembre successivo il suo reparto si spostò in Friuli dove passò il Natale nelle vicinanze di Codroipo (UD). Finalmente il 15 gennaio 1919 Giovanni fu mandato in licenza, ma al suo arrivo a casa lo attendeva una tragica notizia. La fidanzata, Maria era infatti morta il 3 Gennaio dopo aver contratto la terribile influenza “Spagnola”

Nonostante la fine delle ostilità, Giovanni non fu congedato, ritornò anzi in Friuli nel Febbraio 1919, per essere trasferito al 139° Reggimento fanteria della Brigata Bari, poiché il suo precedente reparto era stato sciolto. In questo nuovo reggimento fu inquadrato nella 1204ª compagnia mitragliatrici FIAT. A tale reparto si riferisce il fregio in stoffa che era cucito sulla manica della divisa e che è giunto sino a me.

Con la Brigata Bari, nell’Aprile del 1919 s’imbarcò a Venezia per raggiungere la Dalmazia, sbarcando a Zara, appena passata al Regno di Italia insieme al resto della Dalmazia, territori questi, che l’Italia presidiava militarmente per proteggerli dalle mire espansionistiche del neonato Regno di Iugoslavia. Finalmente, nel quadro generale della progressiva smobilitazione delle varie classi di leva, Giovanni, poiché impiegato civile dello Stato, venne congedato in anticipo (!) rispetto alla sua classe di leva, nel Maggio del 1919.

Gli furono consegnati la medaglia commemorativa della Vittoria, un premio di congedamento di L. 290, più L. 80 per comprarsi degli abiti civili.

Finalmente poté tornare a casa!

Negli anni successivi continuò il suo lavoro in Tribunale, arrivando sino ai vertici della carriera amministrativa (Cancelliere Capo della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Perugia). Nel 1922 sposò mia nonna Giulia Gubbiotti, da cui ebbe due figli, Nazzareno nel 1924 e Giampiero (mio padre) nel 1931. Morì prematuramente nel 1960. Oggi Giovanni riposa nella natia Fabriano, accanto a mia nonna (morta nel 1988) ma anche accanto alla fidanzata di un tempo, Maria Barteri, lì sepolta proprio per volere di mia nonna, che ritenne giusto, a suo tempo, che suo marito fosse sepolto anche vicino al suo primo e sfortunato amore.

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